DOMENICA 20 Ottobre 2019 - Aggiornato alle 21:59

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«Tutte queste azioni vanno a disturbare il processo»

Parla il legale dei Vannini 

CERVETERI - «In un modo o nell’altro siamo la parte lesa. Le vittime sono sempre i genitori». L’avvocato Celestino Gnazi, legale della famiglia Vannini commenta l’archiviazione del fascicolo a carico del maresciallo Roberto Izzo, ex comandante della Caserma dei Carabinieri di Ladispoli, quando il giovane Marco Vannini perse la vita a casa della famiglia della sua fidanzata, Martina Ciontoli. Il maresciallo dei carabinieri era finito al centro della vicenda dopo le dichiarazioni del tolfetano Davide Vannicola, sentito dalla Procura di Civitavecchia, dopo le sue esternazioni alla stampa, come persona informata sui fatti. Vannicola aveva raccontato del rapporto tra il maresciallo dei Carabinieri e Antonio Ciontoli parlando di confidenze che proprio Izzo gli avrebbe fatto in merito alla vicenda relativa alla morte di Marco. Secondo il racconto che Vannicola aveva fornito anche ai magistrati di Civitavecchia, Antonio Ciontoli aveva chiamato Izzo prima della telefonata ai soccorsi, spiegando cosa fosse accaduto e chiedendo consigli al maresciallo su cosa fare. E proprio Izzo, sempre secondo quanto aveva raccontato Vannicola, aveva suggerito a Ciontoli di prendersi la colpa di quanto accaduto. Da qui era scaturita la necessità da parte della Procura di aprire un fascicolo sul maresciallo dei Carabinieri. Ora si è giunti all’archiviazione del caso. E per il legale della famiglia Vannini una cosa è certa: «Tutte queste azioni vanno a disturbare il processo. Ci danneggiano». L’unica cosa che conta, per l’avvocato è ora la data del 7 febbraio, quando la Cassazione dovrà decidere se accogliere o meno il ricorso presentato dalla famiglia contro la sentenza di secondo grado, che ha derubricato il reato da omicidio volontario con dolo eventuale (per il quale Antonio Ciontoli era stato condannato in primo grado a 14 anni) in omicidio colposo con colpa cosciente che lo ha visto condannato a 5 anni. «Quello che è veramente importante - ha proseguito l’avvocato Gnazi – è che vengano lette bene le carte perché lì, in quei documenti ci sono tutte le prove necessarie, come sostenuto dal procuratore generale e da noi». Delle dichiarazioni, delle vicende, quelle portate alla luce dai nuovi testimoni che rischiano di distogliere l’attenzione, come sottolineato anche da mamma Marina durante un’intervista dall’unico vero punto su cui ci si dovrebbe concentrare: «Marco è morto e si sapeva per certo, su questo abbiamo numerose perizie, che si poteva salvare. E a distanza di cinque anni queste persone sono ancora a spasso, mentre Marco non c’è più». 

(03 Ott 2019 - Ore 15:46)

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