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«Sempre viva la memoria delle vittime di deportazione e torture»

Lo dice il sindaco Pascucci nel ricordare la tragedia delle foibe  

di TONI MORETTI

CERVETERI - ‘‘Siamo partiti in un giorno di pioggia, cacciati via dalla nostra terra che un tempo si chiamava Italia, e uscì sconfitta dalla guerra...’’ Così nella bellissima canzone Magazzino 18, di  Simone Cristicchi anche il sindaco Pascucci ricorda l’esodo dei 300mila giuliano-dalmati e la tragedia delle foibe, rendendo omaggio alla loro memoria: «Dobbiamo sempre tenere viva la memoria affinché momenti così bui, di guerra, deportazione dalla propria patria e barbare torture non si ripetano mai più». Esattamente tredici anni fa, nel 2005, gli italiani furono chiamati per la prima volta a celebrare il ‘‘Giorno del Ricordo’’, in memoria dei quasi ventimila nostri fratelli torturati, assassinati e gettati nelle foibe (le fenditure carsiche usate come discariche) dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della seconda guerra mondiale. Ancora oggi però si tende a strumentalizzare il giorno di questo ricordo nel tentativo di identificare, qualora ce ne fosse bisogno, gli aguzzini in una parte politica e le vittime nella parte opposta. E’ l’errore di sempre. E’ l’errore atavico dell’essere umane che tenta di mantenere sempre acceso il conflitto e ridestarlo se è possibile, per strumentalizzazione che rinverdiscono vendette e vecchie appartenenze, vergognoso è quanto si sta facendo con il Fascismo ed il suo massimo interprete di un passato che dovrebbe sembrare lontano ma che invece intorbidisce i pensieri creando veri e propri attimi di apologie. L’umanità non è riuscita ad evolversi prendendo consapevolezza che gli aguzzini nella vita di tutti i giorni e nella storia, sono aguzzini, siano stati essi spinti da motivi politici o religiosi e che le vittime sono vittime, vittime dei furbi, degli affabulatori che riescono a mutare il senso persino alle religioni che per queste ragioni, pur essendo pochissime riescono a mantenere i popoli sempre in guerra. Come non potevano sentirsi esenti da responsabilità di stragi torture e genocidio chi le ha commesse perché ha eseguito gli ordini di un capo autoritario di un governo fascista o nazista, non poteva nemmeno sentirsi esente chi, con quelle malefatte si è nascosto dietro al popolo e lo ha reso spregiudicato, autoritario e colpevole. Le vittime delle foibe, vanno ricordate come vittime della follia umana. Rossa? Ebbene rossa, vendicativa, due volte colpevole perché ha deturpato l’immagine non di un popolo ma del popolo in senso lato infierendo sui suoi figli, ai quali dall’altra parte prometteva ”il sol dell’avvenir”.

(11 Feb 2018 - Ore 10:30)

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