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In proiezione il film di Pappi Corsicato Libera

ESTATE CAERITE. Venerdì al Salotto della Pro Loco di Marina di Cerveteri omaggio al cinema napoletano. Rassegna cinematograficia curata dal prof. Castiello  

CERVETERI - Dopo il successo della rassegna tenuta  qui a Cerveteri  sul cinema di Pier  Paolo  Pasolini il Prof. Michele Castiello docente di Storia del cinema Upter- Roma, presenta tre eventi cinematografici nell’ambito della Estate Caerite. Il primo già presentato il  19 luglio scorso a Marina di Cerveteri,  è stato  un omaggio al grande Massimo Troisi  per  il 25mo anniversario della sua  morte. Il film  è  piaciuto molto al pubblico e, come di consueto, è stato dibattuto con interesse.. Si tratta del suo capolavoro (dopo Il Postino ) Non ci resta che piangere. Il secondo  un  omaggio al nuovo cinema napoletano, verrà presentato venerdì  il 16 agosto sempre nello spazio – salotto  della Pro Loco di  Marina di Cerveteri a Largo Finizio.  In proiezione il film di Pappi Corsicato  Libera con una grande interpretazione dell’attrice Iaia Forte. Il terzo appuntamento è per  venerdì 23 agosto dove l’omaggio sarà fatto al grande attore napoletano Toni Servillo col film di Stefano Incerti Gorbaciov. «Veniamo alla breve presentazione di Libera dopo aver speso due parole sul nuovo cinema napoletano - scrive il professor Castiello - Che sarà, tra l’altro, oggetto del mio corso di storia del cinema di quest’anno.
Non è la prima volta che si parla di un’impronta vesuviana nel cinema italiano. Negli anni ‘90, esplose una sorta di ‘‘nouvelle vague’’ partenopea. (Salvatore Piscitelli – anni ‘70/’80- con Immacolata e Concetta e L’altra gelosia è un caso a se molto interessante e particolare).  Corsicato insieme a registi, sceneggiatori, attori come Iaia Forte, Mario Martone, Antonietta De Lillo, Antonio Capuano  e poco più tardi Stefano Incerti aprirono le porte della Settima Arte in una Napoli da film d’autore. Erano lontane le irresistibili smorfie di Totò e, come in una nostalgica fotografia in bianco nero, sorrideva da un’altra realtà il volto scavato di Eduardo.  Mario Martone e gli altri, invece, andarono oltre gli schemi della napoletanità, non più riproponibili in una metropoli del sud imborghesita, ma intellettualmente più stimolante e frammentata tra salotti radical chic e periferie feroci. Il cinema napoletano si seppe  reinventare, con uno stile colto e con protagonisti che tuttora possono ancora raccontare qualcosa (Capuano con La Guerra di Mario, o la De Lillo con lo storico Il resto di niente). La città, oggi, è un po’ orfana di quel fermento che accompagnava una nuova stagione culturale, ma con piccoli ed energici sforzi il cinema, dal canto suo, l’ha portata come in un cammino di ‘‘riscatto’’, con la doppia vittoria al Festival di Cannes del 2008 (Il Divo di Paolo Sorrentino e Gomorra di Matteo Garrone napoletano d’adozione) e questo senza passare per la Napoli da cartolina, ma mostrando, senza  paura, anche il suo lato peggiore, quel buco nero da cui cerca di uscir fuori. Veniamo a Libera di Corsicato. Vorrei prima dire  due parole sul cinema  di  Corsicato. (Di Stefano Incerti e il suo Gorbaciof   diremo la settimana prossima). L’arrivo di Pappi Corsicato sulla scena del cinema italiano fu un tempesta gentile e suadente. Fin dagl’inizi la sua attività cinematografica si presentò coraggiosa e lontana dalle retoriche audiovisive forte di un’ispirazione eccentrica e surreale, provocatoria e metalinguistica, però senza i clamori dello scandalo preparato a tavolino.  Libera (1993)  fu il suo primo lungometraggio, protagonista di una storia produttiva singolare per il contesto espressivo in cui nacque. Infatti, viene prodotto inizialmente come cortometraggio, a cui poi furono aggiunti altri due episodi in un secondo momento per giungere ai canonici ‘90 per farsi accogliere  a la Berlinare del  ’93. Veniamo brevemente alla trama  Il film è composto di tre episodi: Aurora - Carmela - Libera.  La  location  è Napoli e il Centro direzionale nel primo episodio in cui si racconta di una giovane donna abbandonata dal marito che è fuggito con un’altra ed è ricattata dall’ex fidanzato che le svaligia la casa e  la lascia letteralmente nuda;  il secondo tratta i problemi di un’”infermiera”che ha un figlio omosessuale e che a sua volta nasconde a lui la sua omosessualità o meglio l’ essere- a sua volta- anche “lei” omosessuale o meglio  transessuale;  il terzo ,che è girato in un quartiere popolare sempre di Napoli, tratta il tradimento del marito alla moglie (Libera) la quale dopo averlo scoperto, lo riprende con l’amante tramite una videocamera e rivende i film in cassetta dalla sua edicola di giornali  diventando  così  ricca  in breve tempo».

 

(11 Ago 2019 - Ore 09:30)

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