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Belardinelli e Marini si dimettono dalla commissione speciale per lo Statuto e il regolamento comunale

Tale decisione per protesta contro un atteggiamento assolutistico e irrispettoso della maggioranza. Il consigliere del Pd: «Nonostante una proposta di mediazione concordata si  è capito che sarebbe stata stravolta in Consiglio» Belardinelli: «Il tempo impiegato per la ricerca di un accordo sarebbe stato più che inutile perchè tutto già deciso unilateralmente»

di TONI MORETTI 

CERVETERI - Come si comincia a leggere la nota inviata in redazione dal Juri Marini, consigliere e capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale: «La maggioranza Pascucci vuole eliminare il Gruppo consiliare del Pd», viene da pensare ad un’altra notte insonne del buon Juri che vive ormai con l’ansia che qualcuno, da qualsiasi parte venga, vuole togliergli il tanto agognato, il tanto caparbiamente difeso, simbolo del partito.  
‘‘Ma come – avrà pensato - dopo che nonostante essere lasciato solo sono riuscito comunque ad essere eletto e a rappresentarlo in Consiglio comunale, ora vogliono farlo sparire con fare complottistico, non può essere’’. 
Il tutto succede avantieri sera in una seduta della commissione speciale per il rinnovo dello statuto  e del regolamento comunale. 
«Un documento inviatoci dal presidente Travaglia,  ci aveva allarmato, perché contenente una ipotesi di modifica delle condizioni per la costituzione dei Gruppi consiliari che, così come scritta, avrebbe di fatto cancellato, con un colpo di mano, Gruppi politicamente importanti come quello del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia» scrive Marini. 
Tale ipotesi in effetti, come ci conferma anche la consigliera Anna Lisa Belardinelli,  prevedeva in sostanza di poter permettere la composizione di un gruppo soltanto se composto da tre consiglieri, e questo avrebbe praticamente escluso il M5S, Forza Italia e il Pd. Preso atto  di questo fatto, all’inizio della seduta, gli interessati presentano una mozione d’ordine sottoscritta da tutta la minoranza, per tentare di capire se fosse un errore quanto comunicato da Travaglia e facendo una proposta,  condividere cioè due semplicissimi principi: da una parte raccogliere l’esigenza di ridurre gli attuali Gruppi perché, è vero, potrebbero sembrare eccessivi nove Gruppi per nove consiglieri di minoranza,  ma allo stesso tempo, dall’altra, riconoscere, quale elemento minimo di democrazia e di giusta rappresentatività del voto popolare, il diritto di ogni coalizione presentata alle elezioni di costituirsi in Gruppo, indipendentemente dal numero di consiglieri eletti. 
«Una proposta di mediazione che avrebbe ridotto il numero complessivo dei Gruppi di minoranza da nove a cinque, quindi di quasi il 50%» dicono all’unisono la Belardinelli e Marini. Ma insiste la Belardinelli: «Quando si è capito che ormai era già stato stabilito tutto e che ogni accordo che fosse stato raggiunto, sarebbe stato poi stravolto in consiglio da una maggioranza che aveva già deciso a prescindere, matura in me la decisione che partecipare a commissioni dove non si era presi in nessuna considerazione forse era tutto tempo perso. Purtroppo ci troviamo di fronte ad una amministrazione che non rispetta ruoli o decisioni prese con accordi di mediazione dettati dal buon senso. Va a senso unico, dove vogliono loro, dove li conduce il loro capo e sembra che avere qualcuno che si oppone procuri loro fastidio». 
Anna Lisa Belardinelli si dimette contrariata e seccata dalla commissione ritenendo il lavoro inutile per le motivazioni espresse e Juri Marini si dimette ugualmente lanciando un siluro: «Non era mai stato fatto prima, nessuno si era mai azzardato nemmeno ad ipotizzare l’eliminazione  politica di un avversario scomodo. A questo punto ci viene il sospetto di dover temere ritorsioni anche a livello personale».  
Chi osserva non può che prendere atto che con le dimissioni di Margherita Tassitano dal Consiglio comunale e con quelle di Anna Lisa Belardinelli e Juri Marini da una commissione importante e strategica per il futuro della tenuta democratica in Consiglio, se è pure vero che i terremoti non si possono prevedere,  è pur vero che uno sciame sismico è in atto, prima che sia successo l’evento catastrofico.

(10 Feb 2018 - Ore 10:30)

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